MAKERS, GLI ARTIGIANI DIGITALI

La crisi non ha provocato un crescente isolamento dei soggetti sociali e dei consumatori ma al contrario ha attivato un nuovo modo di rapportarsi da un punto di vista economico.

In questo scenario l’autoproduzione e la cultura dei makers introducono una dimensione evolutiva innovativa, sovvertendo le filiere della produzione industriale e riducendo la distanza tra inventore e imprenditore.

Ma chi sono i Makers? Wikipedia li definisce così: “I makers costituiscono un movimento culturale contemporaneo, che rappresenta un’estensione su base tecnologica del tradizionale mondo del fai da te. (…)”

Il movimento dei makers sta rivoluzionando l’economia reale avvalendosi delle opportunità offerte dal web e da strumenti sempre più tecnologici.

Questa è l’idea di  Chris Anderson, ex direttore di Wired Usa e cofondatore di 3D Robotics, che racconta le tappe di questa nuova rivoluzione industriale nel suo ultimo libro “Makers. Il ritorno dei produttori” edito da Rizzoli.

Makers

“La produzione degli oggetti è diventata digitale: ora i beni materiali prendono vita come disegni su uno schermo (desktop manufacturing) e questi disegni possono essere condivisi online sottoforma di file”.

Il movimento dei Makers, ovvero degli artigiani digitali, sta divulgando nuovi modi di creare, realizzare e operare sul web.

“Oggi chiunque abbia un’invenzione o un buon progetto – precisa l’autore – può inviare i suoi file a un service che produce l’oggetto, in piccoli lotti o in grandi quantità, oppure realizzarlo lui stesso con alcuni strumenti digitali di fabbricazione, come le stampanti 3D”.

Insomma, gli aspiranti imprenditori e inventori sono sempre più svincolati dalle grandi aziende per la realizzazione dei propri progetti.

Di conseguenza stanno nascendo in tutto il mondo i Makerspace, piattaforme di produzione condivise dove i maker possono progettare, costruire i loro oggetti.

Una variante dei Makerspace sono i FabLab: “spazio in cui tutti possono (co)progettare e realizzare i loro oggetti, esattamente come li vogliono. E’ il figlio dell’industria da cui ha preso la precisione e la riproducibilità dei prodotti, il nipote dell’artigianato da cui ha preso la progettazione su misura, fratello dell’opensource con cui condivide la filosofia di scambiarsi progetti liberamente!” (cit. da FabLab Italia)

Sul web i Makers utilizzano i marketplace, mercati virtuali online per la compravendita di beni o servizi. Esempi ormai ‘famosi’ ed affermati sono Etsy (circa un milione di venditori nel 2011 e oltre mezzo miliardo di dollari di vendite), l’italiano Make Tank ed il tedesco Trinckle.

Oltre ai marketplace, stanno prendendo piede in tutto il mondo le Maker Faire, dove i makers si incontrano per condividere il loro lavoro e confrontarsi con gli altri artigiani digitali.

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Comments

Il fenomeno Maker e le aziende tradizionali: un’interessante commistione ricca di opportunità per entrambi!

posted by Laura De Benedetto | 18 giugno 2013 at 09:04

Great article! trinckle is proud to be part of the maker movement.

posted by trinckle | 21 giugno 2013 at 16:57

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